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Oggi è difficile immaginare come fosse l'informatica negli anni '70. I computer da scrivania non esistevano ancora, il CD tanto meno e nessuno aveva mai sentito parlare di Internet... Com'era allora il computer dell'epoca?
In effetti, i ricordi dell'epoca sembrano incredibili, anche per un informatico che ne è stato testimone. C'erano infatti tre diverse categorie di computer. I "computer centrali", veri e propri mostri rumorosi e climatizzati, accesi 24 ore su 24 sotto gli occhi attenti di operatori in camice bianco. IBM dominava il mercato di questo tipo di macchina, grazie alla serie 370. Venivano utilizzati diversi pacchetti di schede perforate per inserire programmi e dati. La "mini-informatica" lanciata da DEC con i sistemi PDP portava finalmente il computer fuori dalla stanza climatizzata e consentiva anche a chi non era un tecnico esperto di dialogare con la macchina grazie a un terminale. Infine, pochi privilegiati potevano accedere alle "stazioni di lavoro", macchine specializzate nel calcolo scientifico o nell'elaborazione dei testi. Tutto ciò era particolarmente costoso ed estremamente centralizzato.
A quell'epoca, Intel fabbricava il primo micro-processore...
Era inevitabile: a quell'epoca si fabbricavano circuiti integrati sempre più complessi e con l'aumentare del numero di componenti si è pensato di gestire tutto con un unico processore. Il 4004 di Intel, uscito nel 1971, integrava ben 2.300 transistor e originariamente era destinato a essere utilizzato con un semplice calcolatore da ufficio di Busicom. Occorre però attendere l'8008, uscito nel 1972, con i suoi 3.500 transistor per poter parlare della costruzione di un vero e proprio computer per uso personale.
Chi sono allora i candidati a titolo di primo personal computer?
è una questione di definizioni. Se per personal computer intendiamo semplicemente una macchina in grado di eseguire operazioni logiche elementari, allora il titolo spetta senz'altro all'Heathikit EC-1 del 1960, un dispositivo analogico. Se invece vogliamo qualcosa di più evoluto ma senza la gestione di testo e caratteri, spetta al calcolatore scientifico da ufficio di Hewlett-Packard 9810 del 1971 rivendicare il primo posto. Se infine vogliamo un computer per uso personale che stia su una scrivania, non possiamo che nominare l'Alto di Xerox del 1973, con il suo schermo grafico e il suo mouse.
D'accordo ma qual è stato il primo vero computer?
Può sembrare strano ma il primo vero computer può essere considerato il programma 101, una macchina completamente italiana! Non solo era in grado di effettuare calcoli complessi ma integrava addirittura una stampante, oltre a un lettore di schede perforate e ad una memoria interna. è stato presentato alla fiera di New York del 1965 da Olivetti e si è attirato le attenzioni di tutti gli operatori del settore. Olivetti però non ha creduto abbastanza nel progetto e dopo qualche decina di migliaia di pezzi venduti (alcuni anche alla NASA, l'agenzia spaziale americana) del computer non si è saputo più nulla. Se parliamo di computer a diffusione più ampia, allora dobbiamo andare in Francia...
Qui è nato il primo computer che conteneva un microprocessore, stava su una scrivania, era programmabile ed in grado di gestire cifre e serie di caratteri: il Micral N, creato nel 1972 da R2E. Questo miracolo fu possibile grazie al lavoro di François Gemelle che finalmente riuscì a realizzare il suo sogno.
François Gemelle, un illustre sconosciuto...
Si trattava di un giovane ingegnere che lavorava presso una piccolissima società, R2E. L'Inra, istituto per la ricerca agronomica francese, l'aveva incaricato di progettare una macchina di misurazione e di calcolo meno costosa rispetto al PDP 8 di DEC, che all'epoca costava ben 1.400.000 lire. A Gemelle va perciò il merito di aver proposto una buona soluzione a un prezzo molto più basso.
Ha inventato quindi il personal computer per risparmiare?
Esatto. Nel giro di qualche mese ha ideato una macchina basata sul processore Intel 8008 da 0,5 Mhz e con schede di memoria da 2 Kb di RAM. La macchina, venduta dal 1973 al prezzo di 250.000 lire, era dunque originariamente destinata al calcolo e alla misurazione. Di lì a poco, la comparsa delle moderna periferiche (tastiera, monitor e lettore di dischetti da 8 pollici a partire dal 1974, dischi fissi e mobili da 5 Mb un anno più tardi) ha trasformato il Micral N in una vera macchina per l'eleborazione. Nel 1978 l'evoluzione di questa macchina è stata confermata dalla creazione di un sistema operativo, il Prologue, e di un linguaggio di programmazione, il BAL. R2E è stata rilevata da Bull nel 1981 e hanno visto così la luce quasi 90.000 macchine Micral, senza distinzione di modelli. Il Micral era di una solidità incredibile, come dimostra il nostalgico finale di questa fantastica avventura: "Nel 1991, dopo ben 18 anni di onorato servizio, i modelli 150 Micral N sono stati smontati dai caselli autostradali del tratto francese Lione-Chambéry".
è tutto molto bello, ma non dimentichiamoci gli americani...
Non sarebbe affatto giusto, dal momento che il vero boom è avvenuto proprio laggiù. Si trattava inizialmente di macchine fornite in kit. Nel suo numero di luglio 1974, la rivista Radio-Electronics proponeva di costruire il "mini-computer" Mark-8 per la cifra di 300 dollari. A dire il vero, sembra che nessuno sia mai riuscito a farlo funzionare... Nel 1975, a 600 dollari è stato messo in vendita il modello Altair 8800: era possibile acquistarlo sia in kit sia pre-assemblato. Il costruttore MITS proponeva varie schede d'espansione, una scheda di memoria, una scheda seriale, una scheda video e un lettore di dischetti da 8 pollici. Un dettaglio divertente: Bill Gates ha scritto il suo primo Basic proprio per Altair. Quindi, all'alba del 1976, ha fatto la sua comparsa l'IMSAI 8080, spesso definito insieme all'Altair come il primo personal computer.
Si trattava quindi di macchine per gli amanti del bricolage!
Il sogno degli appassionati era innanzitutto quello di poter programmare su una macchina disponibile anche a casa, un lusso impensabile per l'epoca. Non c'è un industria vera e propria, ma il mercato è decollato lo stesso all'americana. I negozi hanno iniziato a moltiplicarsi dal 1975, con i primi manuali, i primi club e le prime riviste dedicate all'informatica: Dr. Dobb's, Interface Age e soprattutto Byte. Il 1977 ha segnato una nuova svolta, grazie alle prime macchine con tastiera integrata. A quelsto punto possiamo davvero parlare di personal computer. Apple ha lanciato il suo Apple II; Commodore il suo Pet2001, con il lettore di cassette integrato. Entrambi usavano il processore 6502 di MOS Tecnology, disponibile dal 1975 e il cui prezzo si aggirava sui 25 dollari a differenza dell'8080 di Intel, in vendita a 150 dollari. Il TRS 80 di Tandy Radio Shark aveva uno Zilog Z80. Queste macchine venivano fornite complete di un linguaggio di programmazione Basic e di un sistema operativo ancora rudimentale. Erano più che altro utilizzate per apprendere i fondamenti della programmazione e per giocare.
Quando si inizia davvero a parlare di automazione d'ufficio?
Nella seconda metà degli anni settanta un piccolo gruppo di programmi ha cominciato a essere utilizzato su tutte le macchine destinate agli uffici. Dopo il Basic per Altair, Bill Gates continuava a produrre una nuova versione del linguaggio di programmazione per ciascuna nuova macchina. Un linguaggio di programmazione da solo non era affatto sufficiente. Con la comparsa dei primi lettori di dischetti era necessario invece un sistema operativo in grado di gestire i file in modo del tutto autonomo dal linguaggio utilizzato. Un certo Gary Kildall ha pensato di utilizzare una macchina con dischetto da 8 pollici per creare un computer specializzato nella produzione di oroscopi. è stato un buco nell'acqua, ma i suoi strumenti erano decisamente solidi. Alla fine del 1974, Kidall ha fondato DRI, Digital Research Intergalactic e ha scritto il sistema operativo CP/M (Control program/Monitor). Nel 1977, il CP/M è stato adattato per funzionare sull'IMSAI e su quesi tutte le macchine con processore 8080. In seguito al successo riscosso, DRI è stata ribattezzata con il nome di Digital Research Inc.
Sistema operativo, linguaggio di programmazione...e i programmi?
Nel 1978 è entrata in gioco Micropro International. Wordstar, il suo primo prgramma per l'eleborazione dei testi, ha visto la luce nel 1978 ed è stato messo in vendita nei primi mesi del 1979. Scritto in linguaggio assembler, quindi molto rapido, era basato su una serie di combinazioni di tasti molto vasta. Una volta memorizzati questi tasti, il programma diventava molto semplice da usare. Di lì a poco, Micropro ha completato la sua offerta con SuperSort, un programma composto da una serie di applicazioni: Calcstar, un foglio elettronico e Datastar, un programma di gestione dei database. Questi programmi erano progettati per funzionare insieme, grazie ad una condivisione dei file, e sono gli antennati delle applicazioni per ufficio. Con un minimo di programmazione era possibile automatizzare le funzioni più complesse. Proprio Philippe Kahn, il futuro fondatore della casa di sviluppo Borland, ha lavorato alla messa a punto di SuperSort. In definitiva, nel suo periodo di massimo splendore nel 1984, Micropro è diventata quella che si può definire la prima società produttrice di programmi per personal computer.
E i fogli elettronici?
Il foglio elettronico rappresenta l'autentica "applicazione che fa la differenza" nei primi personal computer. All'epoca esistevano già macchine dedicate all'elaborazione testuale ma non c'era nulla nell'informatica del tempo che assomigliasse a un foglio elettronico, in quanto il foglio elettronico non avrebbe potuto essere utilizzato nei computer di allora. Perchè l'idea del foglio elettronico funzioni, infatti, è necessario che qualsiasi modifica di dati o spostamento all'interno della tabella venga immediatamente visualizzato sullo schermo. In altri termini, la memoria del monitor dovrebbe essere visualizzata reale, cosa che i computer di allora non erano in grado di fare.
Una volta ancora, il merito spetta a programmatori geniali...
Esatto, il merito spetta a due di loro, Dan BrickLin e Bob Frankston che frequentavano l'università di economia di Havard. I due hanno fondato Software Arts all'inizio del 1979 e in soli sei mesi hanno scritto Visicalc. Si dalla sua prima versione, il programma mostrava tutte le caratteristiche di un moderno foglio elettronico: un foglio di celle collegate da una serie di formule, ricalcolate a ogni successiva modifica, suddivisione dello schermo per consentire di visualizzare le varie parti della tabella, riferimenti relativi e assoluti alle celle, funzioni matematiche, formato di visualizzazione, grafica rudimentale, impostazione della larghezza delle colonne, ecc. ecc. Un analista di professione e grande utente di tabelle ha compreso immediatamente le immense potenzialità di Visicalc: Ben Rosen, il futuro investitore di Lotus e Compaq, allora ancora impegnato presso Morgan Stanley. Rosen ha pubblicato questo rapporto profetico nel luglio del 1979: "Ci è difficile immaginare nel futuro un utente professionale di personal computer che non possieda e non utilizzi spesso Visicalc". La prima versione di Visicalc ha fatto la sua comparsa nell'ottobre del 1979. Girava su un Apple II con 32 Kb di memoria. Questa memoria ospitava il programma, il sistema operativo, la memoria video (24 righe di 40 caratteri) e i dati della tabella. Visicalc è stato poco dopo trasferito sul PC IBM. Una versione di Visicalc per PC, del 1981, si può ancora trovare su Internet Gratuitamente. Funziona in modalità testo in una finestra di Windows e occupa 27.520 byte sul disco...
Non ha ancora parlato di IBM e delle nascita del PC...
Non me ne sono dimenticato, stia tranquillo! IBM si preparava a lanciarsi nella mischia. In effetti, la nota società produceva da qualche tempo due piccole macchine da ufficio. Dal 1975, la 5100, destinata al calcolo scientifico, aveva un lettore di cartucce magnetiche removibili. La 5120, presentata per la prima volta nel 1980, era invece destinata alle funzioni di gestione, grazie ai suoi due lettori di dischetti da 8 pollici. Entrambe le macchine potevano funzionare in Basic o in APL, ma IBM ha cambiato marcia nell'agosto del 1981, quando ha lanciato il PC IBM: processore 8088 da 4,77 Mhz, schermo monocromatico da 11 pollici con 25 righe da 80 caratteri o schermo a colori da 640 x 200 pixel. La macchina era provvista di uno o due lettori da 5.25 pollici e da 160 Kb ed era dotata del sistema operativo MS-DOS di MIcrosoft, che forniva il linguaggio di programmazione Basic.
Se allora CP/M era tanto diffuso, per quale motivo è stato scelto l'MS-DOS?
La risposta appartiene alla leggenda dell'informatica. Gary Kildall, responsabile di Digital Research (la società sviluppatrice del CP/M), avrebbe preferito una gita in aereo al suo incontro con i dirigenti di IBM. Bill Gates da parte sua, una volta appreso dell'incidente, avrebbe subito colto la palla al balzo e proposto con incredibile faccia tosta di fornire un sistema operativo oltre al suo Basic. Dopo aver acquisito i diritti di un poco conosciuto QDOS della società Seattle Computer, Bill Gates è diventato il protagonista assoluto di questo favoloso mercato.
Ma come è riuscita IBM a imporre il proprio PC come standard?
Innanzitutto grazie al suo nome. IBM era il numero uno assoluto nel settore informatico. I responsabili informatici delle aziende non vedevano alcun interesse nei personal computer: la reazione più gentile era "sono fatti per giocare". Se ci si metteva IBM, però, la cosa si faceva incredibilmente seria. Altro argomento: con una semplice postazione era possibile fornire a una segreteria un elaboratore di testi, un foglio di calcolo e un programma di analisi finanziaria. Inoltre va tenuto conto del fatto che il PC IBM non era che un semplice insieme di componenti venduti comunque anche separatamente: molti produttori si sono lanciati quindi immediatamente nella creazione di computer analoghi. L'arrivo massiccio sul mercato di questi computer compatibili ha rafforzato ancora di più l'idea che le macchine IBM fossero il punto di riferimento per il mercato.
E in Italia cosa è successo?
In Italia Olivetti, dopo il programma 101, ha lasciato passare circa 17 anni per realizzare un computer in cui credesse davvero. Era il 1982 e si trattava dell'M-20, con processore Z-8001 a 16 bit, una scelta tecnologica che lo rendeva incompatibile con l'MS-DOS di Microsoft. Non è difficile immaginare che per via di questa limitazione (superabile solo con l'aggiunta di un processore Intel, una procedura troppo complessa per il grande pubblico) l'M-20 non sia mai riuscito a contrastare più di tanto la concorrenza. Utilizzava il sistema operativo proprietario Olivetti PCOS, aveva due lettori di dischetti da 5 pollici e 1/4 e un monito integrato. Negli uffici ha avuto tutto sommato un successo accettabile ma non paragonabile a quello dei computer IBM.
A questo punto il computer era una realtà, quindi...
In Italia nel 1982 eravamo ancora ben lontani dalla situazione americana ma il computer era una cosa che la gente conosceva. Alla fine del 1982, la rivista Time Magazine nominò il computer "uomo dell'anno", mettendolo davanti a personaggi come il sindacalista polacco Lech Walessa e il presidente USA Reagan. Nello stesso periodo, le vendite americane raddoppiavano di anno in anno toccando i 3 milioni di esemplari e scuole contavano già ben 100.000 computer...
Fonte: Computer Week
