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Sei in: Office - Una risposta su... - Internet: cosa succede se si blocca?

Aerei a terra, banche chiuse e telefoni muti: una vera e propria apocalisse. Che rischia di realizzarsi presto.

Tra meno di due ore ho l'aereo per Londra e sono ancora sotto casa: voglio prelevare un po' di soldi al bancomat, ma i primi tre che incontro sulla via per l'aereoporto sono fuori servizio. Rinuncio. Dribblo egregiamente il traffico e, visto che sono di strada, mi concedo soltanto una sosta al centro diagnostico per ritirare un referto: c'è una fila pazzesca, ma nessuno sa dirmi cosa succede. Due segretarie stanno armeggiando nervosamente davanti a un computer. Ho i minuti contanti: mi rimetto in macchina e arrivo in aeroporto. Sono ancora in tempo, per fortuna. Ma appena varcato l'ingresso, mi ritrovo in girone dantesco: centinaia di persone si accalcano ai banchi del check in, sbraitando in tutte le lingue.

Non si parte: ci sono non meglio precisati problemi ai computer e nessuna compagnia riesce ad accedere alle liste dei passeggeri per l'imbarco. Decido di avvertire del ritardo ma, accidenti, "no rete" campeggia sul display del cellulare. Ancora qualche minuto e tutto mi diventa chiaro: si è bloccata Internet.

La cronaca non rassicura. Il pericolo di scenari così apocalittici è reale o è frutto di un'ipotesi fantasiosa? In effetti le cronache parlano sempre più di attentati telematici mirati a paralizzare Internet e le attività che su di essa viaggiano. All'inizio dello scorso anno, il virus Slamer, oltre a bloccare il flusso di e-mail in mezzo mondo, provocò enormi danni in Corea del Sud, paralizzando il mercato azionario. E in agosto il worm Blaster ebbe ripercussioni sui collegamenti aerei e ferroviari del Nord America (e c'è chi lo cita tra le cause del blackout che lasciò al buio la costa atlantica). E se tutto ciò  fosse il preludio a una prossima catastrofica caduta della rete?

Questioni di traffico. In realtà è la struttura stessa di Internet che dovrebbe tranquillizzarci. "Una ragnatela di nodi", spiega Andrea Carigiani, del centro tecnologie informatiche e finanziarie dell'università Cattolica di Milano, "concepita così proprio perchè ogni pacchetto di informazioni possa sempre trovare un percorso per arrivare a destinazione". Un po' come le automobili sulla rete stradale: se una via è interrotta, per quanto importante, se ne può sempre scegliere una alternativa e si arriva lo stesso alla meta, anche se il traffico rallenta e si rischia la congestione.

Nessuno è davvero al sicuro. Al riparo da rischi sarebbero soltanto quelle aziende, private o statali, che usano reti proprie, separate da Internet. "Ma se hanno sedi sparse per il paese o addirittura nel mondo", spiega Silvio Filippi di Microsoft, "quasi mai tali aziende accettano questa soluzione, troppo costosa. E finiscono per appoggiarsi alla rete". I rischi, quindi, sono un po' per tutti, anche per banche e uffici postali, e l'apocalisse ipotizzata all'inizio potrebbe realizzarsi davvero. A repentaglio finirebbero anche i moderni sistemi di telecontrollo, come  quelli delle chiuse di una diga, che permettono di intervenire in caso di necessità, semplicemente agendo su una tastiera a chilometri di distanza. Durante il blocco che si è verificato all'inizio del 2003, per alcune ore si perse il controllo del sistema di sicurezza di una centrale nucleare in Ohio, che per fortuna non era in servizio.

Senza e-mal. Anche i 25 miliardi di e-mail che giornalmente si rincorrono sulle linee mondiali resterebbero "congelati": impossibile fare il punto con il collega dell'edificio di fronte, ma anche avere notizie degli amici oltreoceano (anche perchè crollerebbe pure il sistema VoIP che, sfruttando il Web, permette di fare telefonate internazionali a prezzi bassissimi) o solamente organizzare la partita di calcetto del lunedì. Naturalmente il numero di telefonate tra i cellulari crescerebbe a tal punto che dopo un po' la rete radio non riuscirebbe più a smaltirle. Un vero effetto domino.

Chi boicotta la rete

I punti deboli del più grande sistema di comunicazioni mai concepito sono teoricamente molti. Del resto, dice Bill Gates, Internet fu progettata in modo da funzionare anche nel caso in cui qualche linea fosse fuori servizio, ma prevedere che qualcuno potesse avere l'intenzione di paralizzarla. Chi può avere questo interesse? "Si va dal professionista che per lavoro è alla ricerca del tallone d'Achille di una rete", dice Marco Agnoli, responsabile del programma sicurezza di Microsoft, "al cyber-rivoluzionario che vuole esprimere la sua protesta politica. Ma c'è anche chi lo fa per esibizionismo o per farsi pubblicità, magari per essere assunto da un'azienda che produce software: sembra incredibile, ma in passato ci sono riusciti in molti". E poi sono possibili anche attacchi fisici da parte di terroristi, visto che gli obbiettivi non mancano. Anche se un'azione clamorosa che tranciasse di netto, poniamo, una delle dorsali transoceaniche, le linee di comunicazione ad altissima capacità che fanno viaggiare i dati da un continente all'altro, avrebbe conseguenze più gravi da un punto di vista simbolico che pratico: un attacco informatico ben orchestrato, sarebbe molto più dannoso.

I server che non devono saltare

Un caso a parte è quello dei "root server", le macchine che traducono i nomi delle pagine web (come www.filmup.com) in una sequenza di cifre (per esempio: 202.117.29.14) comprensibile per i computer. "Se dovessero bloccarsi", dice Stefano Quintarelli di I.Net, società che fornisce servizi di rete alle grandi aziende, "Internet sarebbe si ancora utilizzabile, ma solo da chi conosce a memoria la corrispondenza tra i siti e le relative sequenze numeriche". Quasi nessuno.

In tutto sono tredici. Per questo gli edifici in cui sono custodite queste macchine (pare 13 in tutto il mondo) hanno misure di sicurezza eccezionali: uno è a Stoccolma in un luogo segreto a 40 metri di profondità, un altro è presso la Nasa, altri ancora sono in edifici anonimi dotati di sofisticati sistemi anti-intruzione. E basta che ne funzioni anche una sola perchè la rete vada lo stesso, anche se a velocità ridotte. Quanto agli attacchi informatici, ci si difende sempre più ricorrendo a esperti di sicurezza.

Attenzione ai blackout. In realtà c'è anche un'altra potenziale minaccia, di tipo diverso, che può arrivare dall'interruzione della distribuzione dell'energia elettrica. Ma per far fronte a questa eventualità, le aziende che ospitano le macchine, con cui vengono erogati i servizi essenziali per la rete hanno al loro interno generatori di corrente potentissimi, a volte ricavati da motori di navi, e una quantità di gasolio sufficiente per qualche settimana, custodita in appositi edifici. Ma allora non c'è nulla da temere? Calma: anche l'ipotesi di un blackout elettrico veniva categoricamente esclusa la scorsa estate. E poi...

Tutte le volte che Internet andò in crisi.

Il primo attacco a Internet è del 1998: un worm parte dal computer di Robert Morris, dottorando della Cornelli University (USA), paralizzando oltre 10 mila server per giorno. Ma la rete andrà in crisi in varie occasioni. L'11 settembre 2001 il numero di utenti in cerca di notizie sull'attentato al Wtc è così elevato che la CNN è costretta utilizzare pagine di emergenza, senza immagini, per non appesantire il traffico sulle linee. Nell'ottobre del 2002 ignoti, con un attacco di tipo Ddos (Distributed denial of service), prendono possesso di centinaia di server e poi ordinano loro di scatenare una tempesta di istruzioni inutili: 8 root server cadono per un'ora. Internet ancora in crisi nell'agosto del 2003: J. L. Parson, 18 anni e 150 chili di peso, crea il worm blaster che blocca ferrovie, aerei e colossi come Bank of America.

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